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MANCHESTER: PD CHIARISCA SU CANDIDATI CHE APPREZZANO PREDICATORI ODIO

“Leggo scontati e condivisibili attestati di solidarietà da parte di esponenti del Pd – commenta in una nota Silvia Sardone, consigliere comunale di Forza Italia – dopo l’attentato di Manchester. Trovo però essenziale e urgente una presa di posizione netta del Pd sulla deriva dei democratici in merito ai numerosi candidati musulmani inseriti nelle loro liste. Il caso di Bilal Daaou a Sesto San Giovanni crea enormi perplessità perche replica un caso simile dell’anno scorso alle comunali di Milano. In quel caso scoppiò una giusta polemica dopo che si venne a conoscenza che nel municipio 4 si sarebbe candidato tal Sam Aly di cui circolavano foto sorridente accanto al predicatore d’odio che teorizza la conquista di Roma da parte dell’Islam, Tareq Al Suwaidan che ricordiamo è bandito dall’Italia. Ai tempi il segretario metropolitano Bussolati disse “È chiaro che se queste indiscrezioni fossero confermate Sam Aly non sarà candidato”. Poi Aly ritirò la sua candidatura. Ora a Sesto scoppia un caso simile, un candidato che su Facebook “consiglia vivamente” un video di Al Suwaidan che oltre a essere un integralista islamica pro jihad, nega l’olocausto ed è un noto antisemita. Inoltre il candidato Pd condivide video di un gruppo rap anti-Israele che parla di genocidio in Palestina, partecipa con vivo apprezzamento a eventi di Islam Relief (ong araba non certo moderata), a convegni con Hamza Piccardo (quello che dice “la poligamia è un diritto) ed esprime più volte vicinanza ai Fratelli Musulmani, organizzazione definita terroristica da numerosi Paesi nel mondo. Invece di censurare queste posizioni il Pd sestese si dice orgoglioso dei suoi candidati. E’ orgoglioso di chi sostiene e consiglia un violento predicatore d’odio e teorizzatore della conquista dell’Europa? Chiediamo un intervento del Pd nazionale che chiarisca la sua posizione. Non è possibile che per la seconda volta suoi candidati siano collegati ad Al Suwaidan. Il candidato islamico sia escluso dalle liste. In tempi di terrorismo ogni ambiguità sarebbe gravissima. In caso contrario gli attestati di solidarietà dopo gli attentati non avrebbero alcun senso”

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